Ultim’ora! Scoperta dopo 40 anni la vera identità di Nonna Papera

biscotti per Nonna Papera

“C’è un libro che mi è rimasto nel cuore e che più di ogni altro ha influenzato il mio modo di stare in cucina. Se oggi ancora mi diverto all’idea di mettermi ai fornelli, lo devo ai lunghi pomeriggi trascorsi a sognare sulle sue pagine, a osservare ogni dettaglio delle sue illustrazioni, a leggere digressioni storiche che non ho mai più dimenticato….”

Iniziava così – poco più di due anni fa – il post che avrebbe cambiato per sempre il mio modo di guardare a quel libro tanto amato da bambina, e tuttora presente sullo scaffale della mia cucina. Il Manuale di Nonna Papera, con le sue pagine costellate di ditate color cioccolato, da allora non è più solo un reperto della mia infanzia: si è trasformato – senza che quasi me ne accorgessi – in una tessera di quel variegato puzzle che è la mia vita adulta.

Tutto cominciò per caso quando, dopo aver controllato per l’ennesima volta le dosi dei bigné a pagina 131, mi accorsi che quel libro straordinario stava per compiere quarant’anni. Avevo aperto questo blog da pochi mesi e pensai che la cosa più naturale per festeggiarlo fosse organizzare una raccolta di ricette, tratte dalla prima edizione del 1970.

Non immaginavo che si sarebbe scatenata una caccia al manuale perduto, che ci sarebbe stata un’impennata dei prezzi su Ebay, e che soffitte, biblioteche e mercatini sarebbero stati battuti a tappeto da quanti volevano a tutti i costi recuperarne una copia. Un successo del tutto inatteso, ma che dava la misura di quanto quel libro fosse stato capace di scavare nel cuore di molti, contribuendo alla formazione di un “immaginario culinario” comune a un’intera generazione di bambini.

Le notti passate a fotografare e spedire pagine a quanti di voi non riuscivano a recuperare la loro ricetta del cuore si trasformarono in un’involontaria occasione di studio: mi accorsi così che quello non era solo un libro di ricette per bambini, ma un manuale di cucina serio, costruito in maniera tanto intelligente da poter essere fruibile a vari livelli e fasce d’età: “anche” dai bambini. Un libro per grandi e per piccoli, come quelli di Salgari e di Verne…

Le mie conclusioni si sarebbero fermate qui se qualche mese dopo non avessi ricevuto una mail da una giornalista americana, la quale – alle prese con la stesura di un libro sui dolci italiani – aveva trovato la pagina della raccolta in cima ai risultati di Google e mi chiedeva cosa significasse l’espressione “pare la torta di Nonna Papera”. E’ stato grazie e Francine Segan che ho scoperto che Elvira Coot (anche le nonne hanno un nome…) non cucina, negli States. Sissignori: la nonna con la torta sempre fumante sul davanzale esiste nell’immaginario dei bambini di casa nostra. Per quelli d’oltreoceano la tipica nonna che cucina è… una nonna italiana!

Così ho ripreso in mano il Manuale con occhi finalmente “da grande”, e mi sono resa conto che non c’era traccia di una qualsiasi delle tipiche ricette americane che piacciono ai più piccoli: niente cookies, pancakes, cupcakes. Ma soprattutto: niente apple pie! E se mancava proprio quella torta lì – quella che nella mia infanzia avevo sognato ad occhi aperti e che nelle pasticcerie non esisteva – non restava che un’unica possibilità: che quelle ricette fossero essenzialmente e squisitamente (non solo in senso metaforico…) italiane. E allora mi sono messa in testa di scoprire da dove provenissero. Volevo sapere chi c’era dietro quel manuale di cucina senza neanche la foto di una ricetta e che pure era stato capace di iniziare all’arte culinaria dei bambini, imponendo loro un esercizio di astrazione che oggi sarebbe impensabile persino per degli esperti appassionati.

I biscotti per Nonna Papera, by FRAGOLE A MERENDA

Così M.me d’Aubergine si è trasformata in Topolino: si è messa ad indagare. Decine di mail e di telefonate, molte persone gentili e disponibili: ma neppure uno straccio di indizio sull’identità di chi aveva scelto le ricette.
“E’ passato troppo tempo” mi dicevano. Disney e Mondadori avevano intrapreso percorsi diversi, e nessuno che avesse lavorato più di quarant’anni prima poteva essere ancora al suo posto. Mario Gentilini (il leggendario direttore di Topolino) e Giovan Battista Carpi (che del Manuale era stato l’illustratore) erano scomparsi da tempo. Elisa Penna (che figurava come autrice dei testi) se n’era andata pochi mesi prima. Ho rintracciato persino un paio di ex-dipendenti in pensione dagli elenchi telefonici, ma nulla da fare: la memoria di quell’impresa pareva svanita.

Ma c’è una cosa che ho imparato fin da bambina – forse anche grazie alle mie letture disneyane – ed è che nei sogni bisogna crederci: perché può anche capitare che si avverino… Nessuna energia profusa nell’intento di coltivare un desiderio è vana: ci sono messaggi in bottiglia che immaginiamo sepolti in fondo al mare e che invece un giorno arrivano a destinazione. Il mio messaggio nella bottiglia era quel post al quale in tanti avete dato un seguito, che ha continuato ad essere il primo della lista quando si cerca “Manuale di Nonna Papera” su Google. E’ stata la “corrente Internet” a portarlo a destinazione, un anno e mezzo dopo…

Lessi la mail e feci un balzo sulla sedia.

“Gentile Sabrine, 
non posseggo un blog e non so come intervenire, ma sono capitata per caso sulle sue pagine dedicate a Nonna Papera: nel lontano 1970 sono stata fra gli autori del mitico testo e in particolare la mia ricetta della torta di carote inizia da lì la sua storia di successi. Nel frattempo ho imparato a cucinare (cosa non facile) e ho cominciato a scrivere di tutt’altro: ma il Manuale resta il mio primo e insuperato volume, per cui mi unisco con entusiasmo ai festeggiamenti.
Cordialissimi saluti,
Luisa Ribolzi”

Qualche minuto più tardi (lo confesso, persino una tosta come M.me d’Aubergine è rimasta di sasso…) stavo già rispondendo.

“Gentile Luisa, 
le mani corrono tremanti sulla tastiera per l’emozione. Non credevo ai miei occhi, eppure in cuor mio lo sapevo: ce l’avrei fatta – prima o poi – a scoprire di chi erano le ricette del Manuale di Nonna Papera! 
Da più di un anno sto cercando di risalire agli autori. Ho promesso ai miei lettori che ce l’avrei messa tutta per capire chi ci fosse dietro quel libro: e grazie a te forse ci posso riuscire. 
Sono la foodblogger più riservata del web, ma vorrei tanto poterti incontrare per raccogliere i tasselli che mi mancano. Ne uscirebbe fuori una storia che in molti aspettano da tempo, anche solo per dire “grazie” a chi ha saputo farli sognare. Sarebbe un regalo bellissimo, per me e per tutti quegli ex-bambini che hanno iniziato a cucinare con ricette come la tua. 
Spero tu possa accettare,
Sabrine”

Qualche giorno dopo, emozionata come una scolaretta, correvo alla velocità della luce per non arrivare in ritardo all’appuntamento: erano passati parecchi anni dall’ultima volta che avevo impastato quei biscotti, e non avevo calcolato bene i tempi. La scelta del nastro, poi, era stata impegnativa: come può esserlo quella del pastello giusto per iniziare un disegno sulla prima pagina di un quaderno nuovo. In borsa avevo la cartelletta delle mie ricerche e un vezzoso pacchettino con un’etichetta di cartone scritta in corsivo: “Biscotti al Vallo, pagina 90″. Glielo consegnai non senza un certo imbarazzo: non era scontato che fosse anche lei in vena di regressioni infantili… D’altronde Luisa è quanto di più lontano si possa immaginare dallo stereotipo della signora zuccherosa tutta torte e bigné.

Nella sua vita professionale ha sfornato lavori scientifici, più che crostate: ha una carriera da ordinario di Sociologia alle spalle, e un incarico attuale all’Agenzia di valutazione del sistema universitario.
“Ma non ho mai dimenticato quel mio primo lavoro in Mondadori” mi ha raccontato davanti a un panino, sedute al bar del quartiere. E a giudicare da come le brillavano gli occhi, c’era da crederle. “Mi ero appena laureata e risposi a un’inserzione: cercavano dei collaboratori per la stesura dell’Enciclopedia Disney. Il Manuale di Nonna Papera venne subito dopo, sulla scia del grande successo avuto da quello delle Giovani Marmotte.”

Lei parla e a me viene in mente che quelli erano gli anni in cui il Dolce Forno Harbert era in cima alla lista dei desideri delle bambine (oltre che sulla quarta di copertina di ogni Topolino). Mia madre sosteneva che non servisse a nulla, dato che in casa nostra di forni ce n’erano ben tre (e tutti veri), ma io invidiavo moltissimo una mia compagna di classe che arrivava a scuola con delle tartellette sghimbesce e mezzo bruciacchiate, con le quali si impiastricciava il fiocco del grembiule rimediando immancabilmente una nota.

Luisa 1970

“Quando arrivai io – che ero la più giovane del gruppo – Elisa Penna aveva già tracciato la struttura del Manuale secondo il percorso storico che fu una delle chiavi del suo successo. Buona parte delle ricette c’era già, e penso che a sceglierle fosse stata proprio lei. A me chiesero di selezionare quelle che mancavano e di semplificare le altre, perché dei bambini di 10-12 anni potessero trovarle invitanti”.
Luisa poteva attingere allo sterminato archivio della Mondadori. “Ma in alcuni casi scelsi ricette che provenivano da cucine più fidate: “Il bel piatto di Carlomagno”, per esempio, era la torta di carote che mangiavo quand’ero in vacanza in montagna. Altre provenivano da libri di mia madre…”

Mi racconta così che, pur vivendo da sola, non era una cuoca provetta: lei, in cucina, semplicemente se la cavava. In un’epoca in cui foodblogs e foodies erano ancora di là da venire – e il cibo non era ancora diventato un’ossessione planetaria – bastava presentare ai bambini delle ricette semplici e fattibili (magari con l’aiuto di un adulto). “Ma non era sufficiente individuare ricette alla loro portata. Molte storie e illustrazioni c’erano già, perciò cercavo la chiave per inserirle in un determinato contesto, inventando nomi di fantasia”. Me la immagino mentre pensa quei titoli sui quali tantissimi bambini (il Manuale vendette 300mila copie) avrebbero fantasticato: il “Budino di Ulisse”, il “Pasticcio Cleopatra”, la “Merenda di Linneo”. La “Torta Beniamino” con la storia del parafulmine di Franklin… Scopro che erano sue anche le note finali dedicate agli “accorgimenti”: serissime nozioni di cucina, d’igiene e di casalingo buonsenso, che si raccomandava ai bambini di leggere prima di mettersi all’opera. Imparai da quelle pagine a pulire un forno con un limone tagliato a metà, a setacciare sempre il lievito, a infarinare l’uvetta per non farla sprofondare sul fondo della torta e… persino a fare una ciambella senza uno stampo con il buco! Solo con l’accorgimento n. 40 avevo qualche difficoltà: raccomandava di rimettere perfettamente a posto la cucina prima di procedere all’assaggio…

“Un paio d’anni dopo tornai all’Università e alla sociologia: era quella la mia strada. Ma scrivere per un pubblico di bambini è stata una grande scuola: se uno riesce a farsi capire dai più piccoli, può farsi capire anche da studenti e professori… Il Manuale? E’ stata una cosa bella che ho fatto da giovane. E poi, come dico ai miei colleghi, ho pur sempre venduto trecentomila copie! Il che non è che capiti tanto facilmente nel nostro ambiente…”

La vita di Luisa rientrò così in binari a lei più congeniali. Ma certi frammenti di quella nonnapaperesca identità – che per qualche tempo era stata anche la sua – non l’avrebbero mai più abbandonata. All’occhio attento di un’ex-bambina disneyana (una con tutte le carte in regola, compresa la tessera del Club di Topolino) certi dettagli assumono valore di inequivocabili prove: la scelta di non sposarsi, il non avere figli ma nipoti, la chioma color meringa vaporosa, e poi quel paio di lenti rotonde poggiate sul naso.

Luisa 2012

L’ho salutata con la certezza che non ci saremmo più riviste. “Grazie ancora per i biscotti!” mi ha sorriso. E io ho ripreso a correre per la città.

Sarebbe finita qui, o almeno avrebbe dovuto, secondo i miei programmi. In fondo Nonna Papera l’avevo trovata: mi sarei messa all’opera per realizzare il pdf e avrei pubblicato il post finale non appena fosse stato pronto. Vi avevo promesso che sareste stati i primi a sapere della mia scoperta, e ho mantenuto la parola: non ho svelato il segreto neppure in diretta tivù. Ma le settimane passavano e, per un motivo o per l’altro, l’impresa pdf scivolava immancabilmente in fondo alla lista delle cose da fare: come se ci fosse un qualche insondabile impedimento, qualcosa di irrisolto. Un’ultima tessera del puzzle ancora mancante…

La trovai, quella tessera, il giorno in cui fu il telefono a squillare: chiamavano da una redazione, una di quelle solitamente dedite a tutt’altro che a storie appiccicose di zucchero e di burro.
“Ho letto sul suo blog la storia del Manuale di Nonna Papera: ma davvero ha scoperto chi era? Perché ci piacerebbe raccontarlo anche ai nostri lettori…”

Allora ci sono tornata da Luisa: stavolta in compagnia. E quella con me non era Paperina col fiocco rosa in testa, inviata del Papersera: era una giornalista vera.

E anche se con tutte queste storie di libri, di torte e di pennuti ogni tanto mi sentivo come a Paperopoli, noi eravamo invece in una grande città: molto meno colorata, ma con un paio di cose in comune con quell’immaginario mondo di paperi a fumetti.

La prima è una signora con il sorriso severo ma gentile, un paio di occhiali rotondi sul naso e una meravigiosa bianchissima chioma (non di piume, però…). Non va in giro in trattore, di torte ne fa poche perché gliele portano gli amici, ma adesso sa cucinare bene, adora il cioccolato e impazzisce per i marrons glacés. E anche se di nome fa Luisa e non Elvira, a me piace pensarla come Nonna Papera, avendo nel curriculum – insieme a una dotta serie di pubblicazioni – anche quel Manuale dai magici poteri, capace di risvegliare lo spirito del cuoco-bambino persino nel più arido cuore di incallito renitente alla cucina.

La seconda è un grande quotidiano, di quelli che non pensereste mai possano interessarsi a certe storie vintage di bambini diventati ormai grandi, ma che non hanno rinunciato a sognare. E non chiedetemi come abbiamo fatto – io e tutti voi che avete giocato con me – ad arrivare fino a quella redazione: ve l’ho detto che non bisogna mai dare per persa una bottiglia affidata alla corrente…

Per tutti questi accadimenti – e per quell’indispensabile tocco di magia che esiste sempre, se solo si è capaci di coglierlo – l’incredibile storia del piccolo blog, del Manuale perduto e della Nonna Papera ritrovata oggi potete leggerla anche sul Corriere della Sera…

Saluti e baci,

S.

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BISCOTTI AL VALLO (pag. 90) 

Che cosa occorre: 
gr 250 di farina; gr 12 di lievito in polvere (una bustina piccola); 2 cucchiai di zucchero; 2 uova; gr 160 di burro; latte e sale

Come si procede: 
setacciate insieme la farina, il lievito, lo zucchero e un cucchiaino di sale. Mettete il tutto in una terrina, aggiungete prima il burro sbriciolato e poi le uova sbattute intere con due cucchiai di latte. Impastate per bene il tutto e poi stendete la pasta sul tavolo fino a uno spessore di un centimetro circa, e tagliatela a dischi (si può usare un grosso bicchiere) che dividerete in quattro spicchi. Spennellate ogni spicchio con un po’ di latte, e cospargetelo di zucchero. Cuocete in foro caldo per 25 minuti, e servite i biscotti al Vallo caldi, con burro e miele o burro e marmellata.

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I miei Biscotti al Vallo… 
… non erano tagliati a spicchi, né cosparsi di zucchero. Ma voi, al posto mio, avreste rischiato di arrivare in ritardo a un appuntamento con Nonna Papera?

Le foto di Luisa Ribolzi:
In bianco e nero (1970), con le sue nipoti… che non si chiamano né Emy, né Ely, né Evy
A colori (oggi), ritratta da un collega a Seoul

Per chi si fosse perso le puntate precedenti della Nonna Papera Story
Le ricette di Nonna Papera: 40 anni dopo (25 gennaio 2010)
I bigné di Nonna Papera (27 gennaio 2011)
– La storia incredibile del Manuale di Nonna Papera e delle sue ricette (tv2000, dicembre 2011)

 E infine un grazie… 
… a tutti quelli che si sono cimentati nella propria cucina con una ricetta del Manuale. Senza la vostra partecipazione, il vostro trascinante entusiasmo e la vostra disponibilità, nulla di tutto questo sarebbe potuto accadere. Siete stati dei compagni di gioco magnifici e dei preziosi, indimenticabili compagni di viaggio.
Grazie anche a tutti i lettori che, pur non aveno un blog, mi hanno scritto per raccontarmi i loro ricordi d’infanzia (con o senza Manuale di Nonna Papera…)

… e un pdf in arrivo 
Mi vergogno a confessarvelo ma… non l’ho ancora terminato! E’ che tutta questa storia doveva essere pubblicata tra una settimana. Peccato che i grandi giornali abbiano i loro tempi, e i loro cambi di programma, e non è certo un piccolo blog – pur dotato di spiccato senso magico – a poter imporre le sue date a piacimento.
Perciò facciamo che io m’impegno per finire a breve e poi ve lo comunico? … Ssss ..ssì? … Lo sapevo! Ero certa di poter contare su di voi…

A grande richiesta…
… eccovi la foto (bruttarella, ma accontentatevi…) dell’articolo apparso sabato 21 aprile sul Corriere della Sera. Mi rendo conto che questo post sta diventando così lungo che si potrebbe ormai arrotolare, ma che ci volete fare? Questa storia è diventata … inarrestabile! (23.4.2012)

Luisa e Sabrine sul Corriere della Sera