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venerdì 10 febbraio 2012

Neve e cioccolata

Il "chocolat chantilly": come trasformare una tavoletta di cioccolato in una mousse, con una frusta a mano e un bicchiere d'acqua...

Il "chocolat chantilly"

"Signora, ma dove va con la paletta e il secchiello: al mare?!?" urla la portinaia con la testa fuori dallo spioncino.
"No, a raccogliere neve..." rispondo agitando il mestolo del risotto che mi sono tirata dietro.
"E con quell'arnese lì la vuole raccogliere?!? Guardi che abbiamo la pala condominiale... e comunque l'ha già spalata mio marito stamattina..."
"Molto gentile, ma a me serve un po' di neve: in cucina..."
"?!?"

Devo averla impressionata, perché scompare all'improvviso dalla guardiola e mi riappare, nella sua divisa blu, a due centimetri dal naso.
"Poooverine! (da sempre mi chiama al plurale) Non mi dica che adesso le si è rotto pure il frigorifero..." e scuote la testa sinceramente contrita.
"Ma no, la neve mi serve per la mousse di cioccolato!"
"La muss' eccioccolatta?!?"
Adesso non è più contrita: ha gli occhi fissi e spalancati come se mi stesse vedendo uscire in mutande. Non osa chiedere altro, mentre mi indica sdegnata un cumulo candido sotto il portico. "Quella è la più pulita: è caduta stanotte... e se ha bisogno, chiami eh?"
"Lei è sempre gentilissima..." e mi metto a raccogliere cucchiaiate di neve, felice come una bambina.

Succede, in questa mia strampalata cucina, che tra una vellutata e l'altra (piuttosto, ne ho una nuova...) ci scappi anche qualche sperimentazione ipercalorica: perché non so a voi, ma a me il freddo fa venir voglia di cioccolato. Così le nostre cene finiscono sempre sull'orlo della trasgressione (dietetica, eh...): vino rosso e un pezzetto di tavoletta fondente.

Va avanti così da quando c'è la neve e, stando alle previsioni meteo, continuerà ancora per un po'. E allora, giusto per regalare un guizzo di novità a questi nostri fine-pasto color cacao, mi sono messa a sperimentare spiritosaggini raccolte per blog di mezzo mondo.

La prima della lista era questa del "chocolat chantilly": una roba che a leggerla sembra incredibile e invece è tutta vera. E assolutamente prodigiosa...

Sarà capitato anche a voi di far finire qualche goccia d'acqua nel cioccolato appena fuso: ve li ricordate, vero, gli orrendi grumi che si sono formati? Beh, dimenticatevene. Perché hanno scoperto che acqua e cioccolato non sono poi così nemici. Anzi: a seconda di come li trattate, rischiano persino di restare meravigliosamente avvinghiati in un abbraccio che somiglia tanto a... una mousse!

Non ci credete? Allora prendete del cioccolato, fatelo fondere con un po' d'acqua, e poi montatelo con una frusta a mano (chi mi conosce capirà bene perché questa non potevo non provarla...). Dovete solo fare attenzione a rallentare man mano che l'intruglio diventa cremoso, perché l'unica possibilità di errore, in questa tecnica, è che non vi fermiate per tempo: se eccedete con la lavorazione, vi ritrovate con una specie di panna impazzita.

Nel caso, evitate scene di disperazione e astenetevo dal rovesciare tutto nella ciotola del gatto. Perché - e qui sta il bello - come in ogni prodigio che si rispetti potete sempre tornare indietro e ricominciare: cioè rimettere sul fuoco il vostro cioccolato, farlo fondere di nuovo e riprendere in mano la frusta. Fantastico, no?

Non servono formule magiche (oddio, magari un "abracadabra"...) a patto che lavoriate tenendo la ciotola del cioccolato poggiata su un contenitore pieno di ghiaccio. Nulla di così complicato, mi direte voi... Peccato che io abbia un piano di lavoro più alto del normale (per via di una lavatrice che c'è sotto), non sia una stangona, e per giunta ami girare per casa praticamente scalza. E siccome il mio contenitore porta-ghiaccio era alto 12 centimetri...

Lavorare di frusta in punta di piedi non è stato il massimo della comodità, ma il potere ipnotico della preparazione è fuori discussione. Al punto che quando mi sono risvegliata non solo avevo le dita dei piedi doloranti e i crampi ai polpacci, ma la mousse era già sfumata in una specie di ricotta andata a male.

Così ho proceduto con il "piano B": ho rimesso tutto sul fuoco. E mentre il cioccolato tornava docile alla sua condizione precedente, mi sono accorta che nel frattempo anche il ghiaccio era passato allo stato liquido: avevo solo una ciotola piena di acqua fredda...

Ora, se una predilige dei robusti vini rossi allo champagne, capirete come non abbia senso avere delle scorte di cubetti di ghiaccio in frigorifero. E allora non vi sarà difficile comprendere come una signora possa arrischiarsi a scendere in cortile con un secchiello di latta smaltata in una mano e un cucchiaio da risotto nell'altra, alla ricerca di un po' di neve.

Mi sono guardata attorno, prima di scendere le scale: il rischio di incontrare sussiegose coinquiline era in agguato. Mi sono aggiustata la sciarpa e calata il berretto di lana sugli occhi... mi mancavano solo i guanti di maglia jacquard per sembrare, col mio cappottino blu, uno di quei bambini nelle illustrazioni dei sussidiari vintage di fianco alla poesia sulla neve d'inverno. Ero quel che si dice "un figurino"...

Per fortuna dalla portineria è passato solo il postino.
"Finirà questo freddo?" ha gridato alla portinaia.
"Eppure c'è a chi piace..." ha risposto lei ammiccante, mentre transitavo davanti alla guardiola col mio secchiello pieno di neve come trofeo.

Dieci minuti più tardi, con la frusta a mezz'aria, osservavo compiaciuta il mio chocolat chantilly: finalmente della consistenza giusta.

Fuori dalla finestra la neve riprendeva a scendere: piccoli fiocchi radi disegnavano volute nel cielo grigio, e si posavano lievi sui tetti.
Temo di aver scoperto che mi piace anche l'inverno...

Saluti e baci (tempestosi),

S.


INGREDIENTI

cioccolato fondente: 200 gr
acqua: 180 ml

Preparate una ciotola piena di ghiaccio e acqua gelata e posateci sopra una ciotola più grande che vi servirà per lavorare il cioccolato (tanto per intenderci: la ciotola grande deve avere il fondo che tocca il ghiaccio).

Mettete il cioccolato spezzettato e l'acqua in un pentolino e fatelo fondere a fuoco dolce, mescolando con un cucchiaio (non fatelo bollire, basta che si sciolga).

Rovesciate il cioccolato fuso nella ciotola più grande (posata sul ghiaccio, eh...), armatevi di frusta d'acciaio e iniziate a lavorarlo con fare deciso e movimenti veloci. All'inizio basterà che andiate avanti e indietro con la frusta che tocca il fondo della ciotola; poi dopo qualche minuto, quando il cioccolato comincerà a ispessirsi, potete anche fare dei movimenti ampi dall'alto in basso, come se doveste montare degli albumi.

Non esagerate: se lo lavorate troppo il cioccolato prenderà una consistenza di panna montata impazzita, con un aspetto "spugnoso" niente affatto carino. Ma se vi succede (e può succedere...) niente panico: rimettete tutto nel pentolino, riaccendete il fuoco al minimo e fate sciogliere di nuovo. Poi rovesciate il cioccolato fuso nella ciotola (non c'è bisogno che laviate nulla...) e ricominciate a montare. Vedete di non prenderci gusto: la prima volta potete sbagliare, ma la seconda... vedete di azzeccarci!

Quando il vostro cioccolato inizia a gonfiarsi, capirete che è arrivato il momento di rallentare con la frusta e di togliero dal semicupio ghiacciato.

Se ve lo volete mangiare nature, mettetelo nei contenitori di portata e tenetelo in frigo fino al momento di servirlo. Potete decorarlo con frutta secca tritata, frutti rossi, savoiardi... o con quel che volete voi.

Ma sappiate che è perfetto anche per farcire un biscotto di Savoia o un pan di Spagna, per riempire dei bigné, spalmato su una fetta di pane, a strati con dei biscotti secchi oppure... beh, che ne dite di darvi da fare anche voi?!?


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Credits
La tecnica del chocolat chantilly è del chimico Hervé This, diffusa poi da Heston Blumenthal. Le dosi di acqua e cioccolato sono mie (perché partire da una quantità di cioccolato a cifra tonda mi sembrava assai più comodo...). Quanto al rapporto tra ingredienti, Dario Bressanini consiglia un calcolo in base alla percentuale di grassi del cioccolato utilizzato, ma a me la mousse viene perfetta anche con dosi fisse.

Non bariamo sul cioccolato...
Trattandosi di fatto dell'unico ingrediente, va da sé che dovete mettere il massimo impegno nel procurarvi il miglior cioccolato possibile: che poi sarebbe un cioccolato fondente, con una percentuale di cacao tra il 60 e il 70%, che piaccia a voi (ormai ci sono così tante varietà di cacao in giro...). Se trovate che il cioccolato sia troppo amaro, potete aggiungerci anche un po' di zucchero.

Acqua
Va benissimo quella del rubinetto (se non avete le tubature gelate...)

Questa è una ricetta low-tech
Rifuggite dalla tentazione di sfoderare le fruste elettriche. In questo caso quella a mano, d'acciaio, è la migliore: perché vi consente di accorgervi appena il cioccolato inizia ad addensarsi e di fermarvi in tempo.

Quanto alla portinaia...
... nessuna spiegazione al mondo l'avrebbe convinta del fatto che la neve del cortile fosse finita "sotto" e non "dentro" la mia mousse: ne ho la ragionevole certezza. Così ho desistito, certa che nel frattempo avrà provveduto ad informare più di un inquilino del genere di ricette in voga all'ultimo piano. Perciò, se vi dovesse capitare di incontrare una signora in grembiule azzurro che chiacchiera amabilmente in panetteria di una tipa originale che mette la neve del cortile nel dessert, siate carini: raccontatele che esiste una ricetta, chiamata "chocolat chantilly", per la quale vale la pena di uscire a raccogliere un secchiello di neve...

mercoledì 1 febbraio 2012

Vellutata di castagne con porcini

Per festeggiare l'inverno, la neve, e il mio 2012 con undici mesi...

zuppa di castagne con porcini

Lo so... non si fa così: per più di un mese questa cucina non ha visto altro che dei cristalli di zucchero. Era Natale. Sarebbe stato assai più garbato tornare e farvi almeno gli auguri di Buon Anno...

La verità è che avevo anche un bellissimo dolce di cioccolato e marrons glacés pronto per diventare il mio biglietto d'auguri: decorato proprio con quei fiocchi di neve... Che fine ha fatto? No, non me lo sono dimenticato in freezer: se lo sono spazzolato i miei ospiti a Capodanno. Dopo un carré di maiale nero con le mele e lo speck, un petto d'anatra farcito alle noci, una pasta ripiena di brasato e una serie di piccoli aperitivi.

E' stato un fantastico Capodanno: con gli amici, tante candele accese in ogni stanza, i miei rami con le lucine alle finestre e migliaia di candide lanterne cinesi di carta che si sollevavano dalla piazza e timidamente prendevano il volo. Nella notte, luci tremule ondeggiavano lievi davanti ai nostri occhi: oltre i vetri gelati si srotolava una meravigliosa Via Lattea guidata dal vento, come una danza di meduse fluorescenti spinte lontano dalla corrente.
Tutti abbiamo sognato, ipnotizzati dallo spettacolo, che dietro ogni lanterna volante si nascondesse un desiderio da esprimere, un augurio per l'anno che nasceva: e che il vento l'avrebbe portato lontano, a spasso per l'universo.

La mattina dopo, il più dissacratore dei mei ospiti mi ha telefonato. "Vuoi vedere dove son finite le lanterne? Nel giardino di casa mia..."
Sembravano enormi mutande strappate da un vento dispettoso ai fili della biancheria e disseminate qua e là: appese alle chiome degli alberi, sbattute ai piedi di una roccia, affogate dentro le pozzanghere e in bilico sui fili del telefono. Uno spettacolo quantomeno singolare.
"Vuoi vedere che sogni e desideri hanno le gambe corte come le bugie?" mi son detta. E mi sono un tantino preoccupata che quelle due o tre cose che mi stanno a cuore per quest'anno non iniziassero sotto i migliori auspici.

Poi però, siccome non sono scaramantica, ho chiuso le mie finestre sulla piazza e sono salita su un aereo: destinazione Bruxelles (vi dovrò raccontare prima o poi di cosa mi diverto a fare quando me ne vado da quelle parti, anche perché c'è un sacco di gente che si meraviglia di come io possa riuscire a divertirmi in un posto che passa per essere piuttosto noioso...).

Anche qui, il vento ha voluto dire la sua: intanto perché l'aereo è riuscito ad atterrare solo al terzo tentativo (vi è mai capitato di arrrivare a 30 metri da terra e di vederlo risollevarsi all'improvviso e tornare in quota perché sbanda per le raffiche? vi assicuro che ci sono cose più divertenti...) e poi perché mi ha sferzato la faccia per ben tre giorni. Il che non mi ha impedito di fare un paio di sortite al mio negozio di casalinghi preferito, di farmi una zuppa al Le Pain Quotidien del Sablon, e di far commissioni che altrove mi sarebbero ben più complicate.

Atterrata a casa (stavolta al primo colpo...) era passata anche l'Epifania: d'altronde, come avrei potuto farvi gli auguri senza uno straccio di cartolina befanesca da dedicarvi?

Così ho deciso di soprassedere e di iniziare l'anno liberandomi da una serie di zavorre domestiche che altrimenti mi avrebbero tormentata per mesi. E non ditemi che non avete capito di cosa sto parlando... perché se un po' mi conoscete non potete non esservene accorti, quando siete passati di qua per vedere se c'erano ancora i cristalli di zucchero sul tavolo di questa mia cucina...
Non sentivate un odorino che sempre aleggia da queste parti quando non c'è il forno acceso? E un ritmico flap-flap oltre la porta, come un rumore di pennello che ubbidiente si arrende al suo dovere?

Lo so: non è che acquaragia, cera d'api e trementina siano tra gli effluvi più alla moda nel mondo dei foodblog: ma che avreste fatto voi, con dodici porte scortecciate e dalle maniglie scioperate, con una credenza e un tavolo venuti al mondo senza personalità e con una parete alluvionata dalla perdita del vicino?

Adesso la trave del salone non erutta più sassi e polvere vecchia di secoli, abbiamo una credenza per i bicchieri e persino una vera scrivania (e dopo il tavolino da bistrot e il tavolo-seppia, che tingeva di nero chiunque gli si avvicinasse, credetemi: è una bella conquista...).

Così non ho più scuse per non dare ufficialmente inizio al mio 2012 anche in questa mia vita parallela duepuntozero. Con un mese esatto di ritardo, ma ormai mi conoscete...
E sì che quest'anno ne avrei di cose da fare: anche a queste internettiane latitudini. Ma questo è davvero un altro post. Anzi, ben più di un post...

Perciò datemi il tempo di raccontarvelo per bene. Perché mi sento come quando ho iniziato questa mia sconsiderata avventura di tastiera e di fornelli, poco più di due anni fa: "con incosciente levità, spicco il salto verso la mia caduta libera..."

Con questi pensieri inizio l'anno, amici miei. E con una quantità di esperimenti in cucina dai risvolti sorprendenti dei quali non potrò non rendervi partecipi.

Questo di oggi è soltanto l'ultimo: una vellutata di castagne secche che profuma di alloro, ginepro e rosmarino. Perché non c'è niente di più meravigliosamente semplice di una zuppa per ricordarmi che finalmente è inverno. E perché a casa nostra siamo indiscutibilmente dei "tipi da zuppa": soprattutto se la cucina profuma di pane fatto in casa (per la cronaca: ho definitivamente e irreversibilmente deposto i pennelli l'altro ieri. Almeno qui...).

Neve. E vellutata di castagne...

Perciò se non avete delle castagne secche, è arrivato il momento di andarvele a comprare: anche col gelo. E se avete una bella pagnotta di pane nero questa è l'occasione per tirarla fuori: una generosa fetta tostata trasformerà la vostra vellutata in un vero pasto.

Se poi, oltre al pane nero, avete a disposizione anche una distesa di tetti imbiancati, beh... siete autorizzati a sentirvi in paradiso. E anche se la vostra lanterna di Capodanno è miseramente affogata in una pozzanghera, carica dei vostri sogni, non datevi per vinti: riprovateci con qualsiasi cosa voli leggera dinanzi a voi. Valgono anche i fiocchi di neve...

Saluti e baci (gelati),

S.


INGREDIENTI (per 4 persone)

castagne secche: 250 gr
patate: 4 (di media grandezza)
latte: 1 bicchiere
porcini secchi: un paio di belle manciate
granulare vegetale (il migliore che trovate, e non arricciate il naso...)
aglio: uno spicchio
alloro: 2-3 foglie (fresche, non di quelle incartapecorite e gialle)
rosmarino: un rametto (e che sia degno compagno dell'alloro...)
bacche di ginepro: 4-5
sale
pep
e nero macinato fresco
olio extra-vergine di oliva

Rovesciate le castagne in un colabrodo (o nello scolapasta), sciacquatele velocemente sotto l'acqua corrente, mettetele a bagno in una ciotola d'acqua tiepida e dimenticatevene per 24 ore.

Il giorno dopo scolatele dal liquido di ammollo, mettetele in una pentola coperte d'acqua fredda (non esagerate: l'acqua deve arrivare un paio di dita sopra le castagne) in compagnia di 2 o 3 foglie di alloro, un pizzichino di sale e delle bacche di ginepro e fatele bollire a fuoco dolce con il coperchio finché non sono tenere (il che dipende da quanto sono secche le vostre castagne... le mie erano dei sassi e ci hanno messo quasi due ore).

Nel frattempo lavate e sbucciate le patate, tagliatele a grossi pezzi e mettetele in un'altra pentola (anche qui non dimenticatevi il coperchio) appena coperte d'acqua (niente sale). Quando le patate saranno molto tenere (si devono disfare se le toccate con una forchetta...) toglietele dal fuoco e aggiungete le castagne sgocciolate (senza alloro e ginepro, naturalmente).

Diluite il tutto con un po' di brodo che avrete preparato con il granulare (ancora con questi nasi arricciati? ... ) e lavorate a crema con il minipimer: tenete il composto piuttosto denso e quando sarà perfettamente..."vellutato" aggiungete il bicchiere di latte. Fate riposare fino al momento di servire (come tutte le vellutate anche questa è migliore se la lasciate lì un po').

Mettete a bagno i funghi secchi per 30 minuti in una tazza d'acqua tiepida, strizzateli appena e gettateli in una padella antiaderente nella quale avrete fatto scaldare due cucchiai d'olio con uno spicchio d'aglio schiacciato (e con la buccia...) e il rametto di rosmarino. Fateli rosolare qualche minuto mescolando, poi aggiungete due-tre cucchiai della loro acqua di ammollo (filtrata...), aggiustate di sale e portate a cottura (per favore, niente mosciumi: le verdure mollicce, fossero anche delle robe secche all'origine, sono un autentico crimine).

Servite la vellutata molto calda, con una generosa cucchiaiata di funghi per ogni piatto, una spolveratina di pepe macinato al momento e un filo d'olio.

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Agli osservatori più attenti...
... non sarà sfuggito che è nuovamente sul tavolino da bistrot che ho organizzato la mia scrivania, stamattina. La rete fa le bizze e solo da qui si riesce a connettersi col mondo. Tempesta informatica o tempesta di neve?
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