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lunedì 25 gennaio 2010

Le ricette di Nonna Papera: 40 anni dopo

Una raccolta per festeggiare i 40 anni del "Manuale", dedicata a tutti quelli che hanno ancora voglia di giocare in cucina...


C'è un libro che mi è rimasto nel cuore e che più di ogni altro ha influenzato il mio modo di stare in cucina.

Se oggi ancora mi diverto all'idea di stare ai fornelli, lo devo ai lunghi pomeriggi trascorsi a sognare sulle sue pagine, a osservare ogni dettaglio delle sue illustrazioni, a leggere digressioni storiche che non ho mai più dimenticato.

Il "Manuale di Nonna Papera" l'avevo adocchiato nella vetrina del libraio, ma costava ben più di un giornalino e a quei tempi non è che i regali fuori stagione fioccassero con facilità: me l'ero dovuto sudare, a forza di lunghe trattative con mia madre. Non potendomi chiedere di andar bene a scuola - mi piaceva già troppo - erano poche le armi a sua disposizione: e infatti quel libro mi costò solo quattro settimane appresso a mia sorella che, inappetente, necessitava a ogni pasto di letture propiziatorie. Le lessi "Il Milione", "Vent'anni dopo", e due capitoli di "Piccole donne": pagine e pagine, perché lei era lenta a masticare e io veloce a leggere.

Ricordo l'emozione dell'acquisto, il profumo della carta nuova, la prima lettura tutta d'un fiato... Lo tenni sul comodino per anni, sicuramente per tutte le elementari, e poi passò all'interno di un troumeau con ribaltina col mio passaggio alle medie. Era un oggetto mitico per tutti i bambini che leggevano Topolino: il misterioso manuale dal quale Nonna Papera attingeva le ricette delle torte che metteva a raffreddare sul davanzale.

Era un libro intelligente: un libro di ricette per bambini senza foto di cibo. I piatti bisognava immaginarseli, capire come sarebbero venuti fuori lavorando di fantasia. C'erano però delle illustrazioni bellissime, con i beniamini della Disney nei panni di personaggi storici: Archimede Pitagorico diventava Ulisse, Paperino era Goffredo di Buglione alle Crociate, e Pippo un improbabile Re Sole. Perché le ricette erano tutte introdotte da un pezzo di Storia, quella con la esse maiuscola che si studiava a scuola, dal Paleolitico alla conquista dello spazio, con qualche salto che nessuno si sognava di considerare una lacuna...

Passai dalla teoria ai fatti un pomeriggio di carnevale, di quelli in cui - anche a inventarseli - i compiti non c'erano. Finì con un po' di confusione in cucina (anche se le istruzioni ricordavano di rimettere in ordine), una maglietta sbrodolata e una torta col buco in mezzo che presentai trionfale a merenda: perchè quella non era un dolce qualsiasi, ma "il ciambellone di Achille".

Seguirono innumerevoli ricette, alcune delle quali fanno ancora parte del mio repertorio. Il Manuale mi ha seguito in tutti i miei spostamenti e oggi è nello scaffale della cucina, tra Pellegrino Artusi e Jamie Oliver. Pieno di ditate, di macchie d'uovo e di cioccolata, con le pagine appiccicose di zucchero e qualche rattoppo: ed è ancora bellissimo...

Così, quando qualche mese fa ho riletto per caso la sua data di pubblicazione mi son detta: "Questo è un compleanno da non dimenticare!" e me lo sono segnata.

Ho pensato che sarebbe stato bello condividere questo ricordo con i tanti che sono stati bambini in quegli anni, e che forse una ricetta del cuore ce l'hanno ancora. Ma anche con i ragazzi, che magari una sbirciatina a quel libro vintage della mamma l'hanno data.

Così è nata l'idea di una raccolta di ricette - la prima di questo blog - tratte dal "Manuale di Nonna Papera", per festeggiare i quarant'anni della prima edizione italiana (ottobre 1970, Arnoldo Mondadori Editore).

Mi piacerebbe che fosse un'occasione per tornare a giocare in cucina, o per cominciare a farlo se non ci avete mai provato (... sono pur sempre ricette per principianti!). Per divertirci, per ricordare, per stare insieme. Per cucinare senza prenderci troppo sul serio...

E adesso, come direbbe lei con gli occhiali sul becco: "A voi il mestolo: leggete e cucinate!"

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"Le ricette di Nonna Papera: 40 anni dopo":
REGOLAMENTO

1. La raccolta è aperta a tutti i bloggers (anche a chi non si occupa di cucina)
2. Si può partecipare esclusivamente con:
  • ricette originali tratte dal Manuale di Nonna Papera (non inventiamoci improbabili "attualizzazioni" al té macha, per favore...)
  • corredate di foto del piatto
  • con un testo che racconti qualche vostro ricordo/esperienza legato al Manuale.
3. Si può partecipare anche con più di una ricetta.
4. Le ricette devono essere inviate entro il 31 Maggio 2010 (siete in così tanti ad avermi chiesto uno spostamento della scadenza...).
5. Valgono solo le ricette presenti nella prima edizione del Manuale di Nonna Papera (che ha avuto varie ristampe). Le edizioni successive, con ricette e impostazione differenti, sono escluse dalla partecipazione (se avete dei dubbi, contattatemi).


Come si partecipa?

1. Postate sul vostro blog la ricetta con la quale intendete partecipare (con tanto di foto e testo) specificando che aderite alla raccolta "Le ricette di Nonna Papera: 40 dopo" (con un link a questa pagina). Il post deve avere il titolo della ricetta originale.

2. Esponete il banner della raccolta nella pagina del vostro post o nella home page del vostro blog (vi basterà fare un copia e incolla del codice qui sotto):



3. Comunicatemi che avete pubblicato il post e il banner della raccolta, lasciando un commento in questa pagina.

E poi che succede?
Aggiornerò l'elenco delle ricette in questa pagina, man mano che arriveranno: così intanto ci divertiamo, ci contiamo e ci conosciamo. Poi le renderò disponibili e scaricabili da tutti: vale a dire che... ho tempo fino al 1 Maggio per imparare come si confeziona un bel pdf!

Se non trovate più il vostro Manuale
Pare che molti abbiano perso traccia del proprio, prezioso Manuale (causa traslochi ripetuti, fratelli distruttori, sorelle che l'hanno sottratto alla chetichella). Se sietre tra questi, ma vi ricordate ancora di qualche ricetta in particolare, potete segnalarmela e provvederò ad inviarvela via email.

Se non avete mai avuto il Manuale
Avete varie possibilità:
  • cercarne una copia nella biblioteca più vicina (alcune ce l'hanno)
  • spargere la voce tra amici e colleghi (alcuni ce l'hanno)
  • scrivermi precisando il genere di ricette a cui siete interessati (dolci o salate, torte o biscotti, al cioccolato o alla frutta, etc.): vi aiuterò a scegliere quelle che vi piacciono e ve le invierò trascrivendole dal mio Manuale.
  • cercarlo su eBay o nelle bancarelle di libri usati.
Quanto al testo di accompagnamento, non deve trattarsi necessariamente di un aneddoto o di un ricordo lontano nel tempo: magari potete raccontare che effetto vi ha fatto sentirvi nella cucina di Nonna Papera per il tempo della ricetta...

Attenzione: ricette farlocche in rete!
Se cercate in rete, di "ricette di Nonna Papera" ne troverete tante. Peccato che molte siano definite tali dai loro autori, ma spesso non si tratta di ricette originali tratte dal Manuale (che sono le sole ammesse alla raccolta). In altri casi, si trovano ricette modificate o con titoli un po' diversi. Se volete andare sul sicuro, contattatemi e controlleremo che siano ricette d.o.c.

Domande?
Se avete dubbi o ulteriori richieste lasciate un commento a questa pagina, così possiamo essere utili anche ad altri partecipanti.

Il mio indirizzo è:
fragoleamerenda@interfree.it

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Due anni dopo: il gran finale! (nota aggiunta il 24 aprile 2012)

Non avrei mai immaginato quale sarebbe stato il gran finale della fantastica avventura iniziata con questo post. Una vera e propria "spy-story", avvincente come una favola eppure tutta vera... Per chi non la conoscesse già, aggiungo i link alle "puntate" successive:
- I bigné di Nonna Papera (27 gennaio 2010)
- Ultim'ora! Scoperta dopo 40 anni la vera identità di Nonna Papera (21 aprile 2011)


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E... dulcis in fundo: le "nostre" ricette di Nonna Papera!
(elenco aggiornato al 29 agosto 2010)

I biscotti del drago (di Crumpets & Co.)
I biscotti della Brigitta (di Fragole a merenda)
Aniciotti dell'Amelia che ammalia (di Pensieri e pasticci...)
Bastoncini alla 007 (di I ricami di Marmotta)
Le caramelle del califfo Bargniffo (di Araba felice in cucina)
Torta Elisabetta (di Little Italy and a bit more)
Torta allo zenzero (di Crumpets & Co.)
La ciambella della vigilia (di Nella cucina di Ely)
La focaccia del Paleolitico (di Note di cioccolato)
Biscotti al cocco (di Crumpets & Co.)
Il cin-cin del ghiro (di Pensieri e pasticci...)
Biscotti al Vallo (di Che Gusto Sa???)
I biscotti della Brigitta (di Come si fa a...)
Tartine di Tiro (di Sfizi e pasticci)
Biscotti al Vallo (di Come si fa a...)
Pastine Ercole (di Monella in cucina)
Torta Monna Lisa (di Bim Bum Beta)
Le ciambellette di Paperina (di Chi ha rubato le crostate?)
Crostata sette colli (di Sfizi e pasticci)
Torta al limone (di Accantoalcamino's blog)
Il ciambellone di Achille (di Bim Bum Beta)
Torta di mele (di Bim Bum Beta)
Il ciambellone di Achille (di Chicca pensa Dolce)
Ciambella Inca-Urka (di Bim Bum Beta)
Torta di mele (di Una ricetta al giorno)
Ciambella Inca-Urka (di Acquolina)
Salame vichingo (di Lafamevienmangiando)
Panetti Maya (di Un po' di briciole in cucina)
Coppa Olimpiadi (di Menta e cioccolato)
Torta Imperiale Maria Luisa (di Zia Maca)
Torta di mele (di La belle auberge)
Fettucce del Magnifico (di Lafamevienmangiando)
Torta al limone (di Profumo di mamma)
Torta Regina di Saba (di Colazioni a letto)
Fagiolata spartana (di Acquolina)
Torta di mele (di Sweet and country)
La focaccia del Paleolitico (di Isafragola)
Torta Beatrice (di Dolci a ...gogo!!!)
Panini d'oro in sinfonia (di Puntini puntini e... puntine)
Torta Monna Lisa (di RI.tor.TA)
Panini d'oro in sinfonia (di Carpe diem)
Bastoncini alla 007 (di Profumo di mamma)
Torta al limone (di Ombraluce)
Torta Beatrice (di Carpe diem)
Dolce del piccolo Ussaro (di Mamma, che cucina!)
Biscotti al vallo (di Anna is cooking)
Frittata Lucrezia (di Pasticci e deliri di una strega in cucina)
Pissaladiera (di Lafamevienmangiando)
Gonfietti Ezechiele (di Nella cucina di Ely)
Crostata sette colli (di Menta e liquirizia)
Torta Elisabetta (di Oggi pane e salame, domani...)
Torta al limone (di In cucina mi rilasso)
Gelato Pulcino (di Scarpetta Friends!)
Mistero Etrusco (di Home Sweet Home)
Frittata Lucrezia (di Pensieri e pasticci...)
Pastine nuova delizia (di Accantoalcamino's blog)
Spinaci alla Napoleone (di Un pizzico di magia)
Noccioletti da Palestrina (di In vacanza da una vita)
Taschine viennesi (di Zucchero & cannella)
Torta Beniamino (di La cucina della socia)
Bacetti alla Nocciola Crapomena (di Il gatto ghiotto)
Patate alla pizzaiola (di Tutto a occhio)
Crostata sette colli (di La Gaia celiaca)
Spinaci alla Napoleone (di Zucchero & Cannella)
La crostata del Cid (di Un pizzico di magia)
Salame vichingo (di La casa degli Antuche)
Pinolata Biondo-Sveva (di Pappa e Cicci)
Lingue di gattone (di Pappa e Cicci)
La merenda di Linneo (di Il gatto ghiotto)
Mele in gabbia alla Newton (di Zucchero e viole)
Una limonata tutta rosa (di L'angolo del focolare)
I biscotti della Brigitta (di Zucchero e viole)
Latte Buglione (di Glu.fri cosas varias libre de gluten)
Barchette Annibale (di Cioccolato e cannella)
Il bel piatto di Carlomagno (di Acquolina)
Crostata del Cid (di Accantoalcamino's blog)
Meringhe veneziane (di Gatti fili e farina)
Torta di mele (di Pane burro e marmellata)
Caffé con la schiuma (di Zucchero e Cannella)
Coviglie al caffé (di Alle Isole Svalbard)
I biscotti del drago (di Il blog di Irma)
Gonfietti Ezechiele (di Fragole a merenda)
Gonfietti Ezechiele (di La casa color lilla)
Torta Elisabetta (di Colazione da Cri)
Panetti Maya (di Fior di Sambuco)
Torta Monna Lisa (di Crema e Panna)
La frittata Lucrezia (di Ciliegina birichina)

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venerdì 22 gennaio 2010

Le fette biscottate semi-integrali...

... per la mia colazione della domenica senza carta stampata


Va bene la stanchezza post-vacanziera, va bene la poca voglia di fare e quel po' di pigrizia indotta dal gelo invernale... ma non ho alcuna intenzione di rinunciare a una colazione della domenica in piena regola.

Veramente non ci rinuncio mai, perché per me
quel quarto d'ora è fondamentale: mi serve a sintonizzarmi col mondo. Perciò me la prendo comoda: ho sempre fatto così, anche quando la sveglia era puntata molto prima di adesso. Mi siedo, sfoglio i quotidiani del giorno prima e sorseggio il mio cappuccino... sniffando. Già, perché per me l'aroma del caffé è il tonico dell'umore per eccellenza e io, di prima mattina, ho tutta l'intenzione di essere ottimista.

A farmi cambiare idea ci pensa la lettura: perché, anche se non ancora del tutto vigile, mantengo intatta tutta la mia capacità di indignazione. Che è tanta... troppa, a dire di mio marito, che mi sente borbottare commenti, lanciare funeste predizioni ed evocare concatenazioni di eventi tra un biscotto e l'altro.

Inizio ad indignarmi dalle prime pagine, quando le metto a confronto e osservo in quanti modi viene riportata la stessa notizia. Poi il mio tasso di indignazione sale, in un crescendo che parte dalle pagine di politica italiana e attraversa quelle di politica estera e poi di economia. Coinvolgo, in questo turbine di pensieri mattutini, anche lui, che mentre si rade o è sotto la doccia si sente rivolgere domande e richieste di opinioni su questo o quel fatto. Finché, stremato da quella che lui definisce la mia vis polemica, non prorompe in un bel: "Ma basta! Non siamo mica da Vespa!".

Così passo oltre: mi acquieto un po' alle pagine dedicate alla cultura, guardo distrattamente la cronaca, e mi annoio con lo spettacolo: ma è noia di un attimo, perché arriva giusto insieme all'ultimo biscotto. Si chiudono i giornali e si apre la giornata...

La domenica è un'altra cosa: niente quotidiani, solo il profumo del caffé che si spande per la casa e una bella tavola con tante cose buone, possibilmente home-made. Sono nate così molte mie ricette, per quelle colazioni e quelle merende che da noi sono sempre state importanti almeno quanto i pranzi e le cene.

Queste fette biscottate - un altro dei foglietti del mio archivio - hanno un profumo che non vi farà rimpiangere di far colazione a casa, la domenica. Perché roba così non la trovate mica al bar. E neppure nel salotto di Vespa...

Buon fine settimana a tutti!


INGREDIENTI


farina Manitoba: 450 gr
farina di grano integrale: 150 gr
zucchero semolato fine: 60 gr
latte: 100 ml
acqua: 150 ml
burro: 30 gr
uova: 1
malto d'orzo: 2 cucchiai
malto per panificazione in polvere: 2 cucchiaini
lievito di birra: 25 gr (un cubetto)
sale: 1/2 cucchiaino

1. Miscelate bene le farine e il sale in una grande ciotola e fate una fontana al centro.

2. Fate intiepidire il latte, poi scioglietevi il malto d'orzo, il malto da panettiere e infine il cubetto di lievito: mescolate molto bene e lasciate riposare finché non si forma una schiuma densa. A parte, fate intiepidire l'acqua e scioglietevi il burro e lo zucchero.

3. Versate il latte con il lievito nella ciotola con la farina e sbattete con forza con un cucchiaio cercando di incorporarne un po'. Lasciate riposare un quarto d'ora.

4. Poi aggiungete l'uovo sbattuto e, gradatamente, l'acqua con burro e zucchero. Quando non riuscirete più a lavorare con il cucchiaio passate alle mani (ma sempre all'interno della ciotola), cercando di far assorbire tutta la farina nell'impasto. Regolatevi un po' voi sulla consistenza: dovrete riuscire a lavorarlo senza che vi si appiccichi alle mani, per cui aggiungete eventualmente un cucchiaio di farina (o di acqua) alla volta finché la consistenza non vi convince.

5. A questo punto rovesciate l'impasto sul piano di lavoro, dategli 8-9 torciture e sbattetelo con forza ogni tanto. Quando sarà ben liscio ed elastico mettetelo a riposare nella ciotola pulita, ungetelo con un cucchiaino d'olio e sigillate con la pellicola. Fatelo riposare in un luogo tiepido finché non raddoppia di volume (ci vorrà circa un'ora e mezzo).

7. Rivestite di carta forno uno stampo da plum-cake (io ne ho usato uno lungo 32 cm.). Quando l'impasto sarà raddoppiato di volume estraetelo dalla ciotola, sgonfiatelo con il palmo della mano, ricavatene un filoncino cercando di lavorarlo il meno possibile e mettetelo nello stampo, al riparo da correnti.

8. Accendete il forno a 220°. Quando l'impasto avrà superato il bordo dello stampo di 3-4 centimetri infornate per una trentina di minuti (abbassando il forno a 180-200° dopo circa un quarto d'ora). Poi estraete il pane dallo stampo e proseguite la cottura per altri 10 minuti. Fate raffreddare su una gratella da pasticciere e tenetelo lì per almeno 12 ore.

9. Tagliate il pane a fette regolari di 1 centimetro di spessore e fatele biscottare in forno a 180° qualche minuto per parte. Non bruciacchiatele: dovranno solo assumere un bel colore dorato.


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Se la superficie del pane si scurisce troppo durante la cottura...
...aprite lentamente lo sportello del forno e appoggiatevi sopra un foglio di alluminio: svolazzerà un po' per effetto del calore ma servirà allo scopo.

No tin? No problem!
Queste fette biscottate si mantengono benissimo in una scatola di latta, o anche all'aperto purché al riparo dall'umidità, per diversi giorni. Non preoccupatevi troppo se non avete il contenitore adatto: in genere, non durano tanto... soprattutto se le spalmate di malto, come nella foto.

martedì 19 gennaio 2010

Il mio pigro soda bread alle mele


Avrete forse capito che non ho ancora ripreso il mio ritmo consueto dopo la lunga trasferta di Natale.

Ho avuto la casa trasformata in un bed & breakfast, con un piacevolissimo andirivieni di figli e amici. Ho organizzato una cena di Capodanno, un paio di cenette veloci e innumerevoli aperitivi. Ho montato e poi smontato luminarie home-made, fatte di rami d'ulivo intrecciati a catene di lucine. Ho anche restaurato le mie ultime trouvailles: un vecchio specchio e un paio di scatole da merceria che userò come scarpiera. Poi ho chiuso le finestre sulla piazza e me ne sono tornata in città.

Bagagli da disfare, le palle di vetro da riporre (con la loro mappa, per il prossimo anno), una casa bisognosa di cure e di una rigorosa organizzazione. Più tutto il resto. E un gelo che nessun tè bollente riesce a stemperare...

Nemmeno la cucina ha ancora ripreso a funzionare come si deve, nell'indecisione tra il recuperare saggiamente certe buone abitudini alimentari e il cedere alle lusinghe di alcuni pericolosissimi avanzi di pacchi-dono.

Così mi sforzo di affrontare queste giornate,
ghiacciate e inesorabilmente grigie, con il saltuario conforto del forno acceso: l'unico segnale di una casa in lenta ripresa, dopo il forzato letargo da trasferta natalizia.

E allora comprenderete anche voi come questa di oggi non sia tanto una ricetta quanto piuttosto il pretesto per salutare, per ringraziare tutti per gli auguri e le belle parole, per scusarmi perché non ci si assenta così senza avvertire... Per dirvi che non ho alcuna intenzione di smettere. E che il poco tempo e il tanto freddo non mi hanno gelato le parole: è solo un attimo di lentezza, che mi serve... non può essere troppo lontano, il sole.


INGREDIENTI


farina bianca 00: 200 gr
farina integrale: 200 gr
fiocchi d’avena: 100 gr
mele grattugiate: 200 gr (1 mela e mezzo circa)
yogurt magro naturale: 150 gr
latte: 150 ml
acqua: 130 ml
zucchero di canna: due cucchiai
bicarbonato: 3 cucchiaini
sale fino: 1 cucchiaino raso

Accendete il forno a 180° e foderate con carta forno uno stampo rettangolare da cake (io uso il classico da 25 x 10 cm).

Mescolate in una ciotola le farine (setacciate la bianca), i fiocchi d’avena, lo zucchero, il sale e il bicarbonato (setacciato).

Sbucciate e grattugiate (non troppo finemente) le mele e pesatene 200 grammi.

Miscelate lo yogurt con il latte e l'acqua e versatelo nella ciotola con gli ingredienti “asciutti”, poi aggiungete le mele.

Mescolate con un cucchiaio senza lavorare l'impasto troppo a lungo (il bicarbonato inizia ad agire appena entra in contatto con lo yogurt): ricordatevi che non dev'essere omogeneo e deve risultare appiccicoso ma non troppo molle.

Rovesciate l’impasto nello stampo, livellatelo senza troppa precisione, incidete nel senso della lunghezza e infornate.

Cuocete per 30 minuti con lo stampo e 10 minuti senza. Sfornatelo e servitelo ancora caldo.

E’ migliore nella versione "cotto e mangiato", se ve ne avanza è preferibile tostarlo.


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Sempre a proposito di soda bread...
Forse a qualcuno farà piacere avere a disposizione le mie altre ricette di pane lievitato con bicarbonato:
- Irish soda bread: come sfornare pane fresco in meno di un'ora
- Irish soda bread 2 (il n.1 c'è ma non si vede... per ora)

venerdì 8 gennaio 2010

Il dolce del prelato...

... e la storia della tacchinella che gli fu compagna a Capodanno


Mio marito stava in piedi davanti al portone e mi guardava atterrito. "Non penserai di uscire con quella roba?!? Scordati che io ti accompagni!" mi diceva, con il tono di chi sa già cosa lo attende.
"Non solo lo penso, ma lo sto già facendo: sono fin troppo in ritardo!" e intanto mi infilavo il cappotto e scendevo di corsa le scale portandomi sottobraccio quel voluminoso fagotto.

Il negozio - una fornitissima bottega di utensili da cucina - era la mia ultima ancora di salvezza, dopo una mattinata persa a selezionare pentoloni in un paio di cucine amiche.

"Buongiorno! - esordisco, presentandomi al bancone dal mio lato sinistro, dove porto la tracolla di Gucci ormai vintage. - Mi servirebbe una pentola di alluminio piuttosto grossa."
"Grossa quanto, scusi?" mi chiede la proprietaria.
"Beh, diciamo... almeno trentotto centimetri."
"Trentotto centimetri?!? Ma cosa ci deve cucinare?" e sgrana gli occhi in un'espressione tra il dubbioso e l'attonito.
"Questa!" faccio io, sfoderando da sotto il mio braccio destro quel fagotto che avevo accuratamente occultato.

Lei, preparata con amore dal mio mitico macellaio di città e miracolosamente passata ai controlli aeroportuali nascosta in un bagaglio da stiva, si offre sfrontata agli sguardi dei presenti in tutta la sua fulgida bellezza. In un attimo son tutti lì, a bocca aperta come dinanzi a un miracolo della natura: perché in quest'isola di agnelli e di porcetti, una tacchinella disossata ripiena, ammantata da un sensualissimo velo di pancetta, addobbata con rami di rosmarino e strizzata in una rete di spago a effetto matelassé, pare non l'abbiano mai vista.
"Ma cos'è, un pesce?" osa la proprietaria, mentre tre clienti in pelliccia fresche di parrucchiere si avvicinano curiose.
"Nossignora: è una tacchina." rispondo un po' sdegnosa, offrendomi al bancone finalmente di fronte.

Mi interrogano come se volessi cucinare un unicorno e in quattro partecipano alla scelta del recipiente adatto alla bisogna: perché in questa bottega le pentole fuori standard le tengono in alto, e si deve salire all'ultimo piolo della scala per recuperarle. Così la negoziante le porge verso il basso alla signora cotonata, che le passa a me che provo a infilarci la tacchina e poi le rendo alla signora platinata, che le riporge alla proprietaria. Mentre la terza signora, corvina-bluette, disquisisce a vanvera di restringimenti di carni in cottura.

Mio marito mi ha vista uscire dal negozio - dopo venti minuti di prove e misurazioni, e il tentativo di convincermi a mutilare la tacchina rea di avere un derrière di inusuale imponenza - con un pentolone di alluminio di mezzo metro di diametro. Ci ho messo dentro quello che sarebbe stato il piatto forte del mio cenone, e ho attraversato la piazza tra gli sguardi e le battute degli operai che montavano il palco per il concerto di Capodanno.

La pentola era perfetta, ma così grande che l'ho dovuta usare con due fornelli contemporaneamente. La tacchina ha ben figurato, in compagnia di altre varie e ben nutrite portate. I fuochi d'artificio sulla piazza hanno fatto il resto ed è stato un fine d'anno indimenticabile.

Ora, ditemi voi: cos'altro avrei potuto fare alle 12.30 del 31 Dicembre, sapendo di avere tredici persone a cena e scoprendo di non possedere una pentola adatta, se non uscire di casa correndo, con una tacchina sottobraccio?

Buon inizio d'anno a tutti!


P.S.: della tacchina non è restata traccia, se non qualche fetta nel freezer. Ma non volevo rinunciare a lasciar traccia della sua storia. Sicché non vi sembri troppo strampalata l'idea di dedicare questo post a un dolce, che con la tacchinella ripiena ha condiviso la scena nel mio cenone di Capodanno.
E' un dessert al quale sono molto affezionata: l'ho preparato per anni, da ragazzina, per il pranzo di Natale a casa di mia nonna. E' stato il primo dolce che ho imparato a fare (da una ricetta de "La cucina Italiana") e ancora oggi mi sembra come allora: semplice e buonissimo.


INGREDIENTI


savoiardi soffici: 300 gr circa (o, in alternativa, del pan di Spagna a fette)
cioccolato fondente: 150 gr
zucchero semolato fine: 50 gr
burro salato: 50 gr
uova: 5 (freschissime, le usate crude...)
caffé: una caffettiera da otto tazze (e qualcosina di più)
rhum: 2-3 cucchiaini

per guarnire:
panna fresca da montare: 250 ml


Fate il caffé (una caffettiera da otto tazze forse è un po' pochina, fatene dell'altro di riserva), diluitelo con il rhum e 3-4 cucchiai d'acqua e lasciatelo raffreddare. Poi inzuppatevi velocemente i savoiardi da entrambi i lati e utilizzateli per foderare uno stampo da ciambella.
Quando avrete finito, mettete lo stampo in freezer e lasciatecelo finché i savoiardi non saranno duri al tatto (ci vorranno un paio d'ore).

Preparate il ripieno come una normale mousse: spezzettate il cioccolato e fatelo sciogliere a bagnomaria con il burro, poi lavorate a crema i tuorli con lo zucchero e due cucchiai di caffé, e infine montate gli albumi a neve ferma.

Quando il cioccolato si sarà intiepidito, aggiungetevi prima le uova con lo zucchero (mescolando con forza), e poi gli albumi a neve (mescolando delicatamente dall'alto in basso per non smontarli).

Rovesciate il composto nello stampo (che nel frattempo si sarà gelato) e rimettete in freezer.

Quando anche la mousse si sarà rappresa (ci vorranno una-due ore), tappezzate di savoiardi imbevuti nel caffé anche la base dello stampo, in modo tale da sigillare perfettamente l'interno cremoso nell'involucro di biscotti. Sigillate con la pellicola e tenete in freezer per alcune ore (meglio ancora un giorno intero).

Al momento di servire, riempite una teglia di acqua bollente, immergetevi lo stampo per qualche secondo e rovesciate il dolce sul piatto da portata. Guarnitelo con panna fresca montata non zuccherata.

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Dell'arte di preparar lo stampo
Preparatelo con un paio d'ore d'anticipo, per dar modo al rivestimento di indurirsi e restare perfettamente separato dal ripieno.
Siate molto rapidi, perché i biscotti si imbevono in un attimo: strizzateli delicatamente se assorbono troppo liquido. E cercate di disporli secondo un disegno regolare, "stuccando" accuratamente le fessure con pezzetti di savoiardo su misura e sigillando eventuali fughe con una pappetta di biscotti e caffè perché non ci siano buchi.

I biscotti migliori?
Sono i savoiardi soffici sardi, quelli grandi e morbidissimi che nell'isola chiamano pistokkeddos. Solo uova, zucchero e farina, zero grassi e un gusto unico. Si trovano ormai anche in molti negozi e supermercati in giro per l'Italia o, in alternativa, su Internet. Se non li trovate, optate piuttosto per un buon pan di Spagna artigianale, da fare a fette di un centimetro.
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